Mettersi a nudo

Qualche giorno fa ho pubblicato il mio primo 'shooting sexy' di cui vi posto una foto di anteprima (link all'album qui) e mi sono ritrovata a pensare su quanto sia facile... mettersi a nudo.


Cerco di spiegarmi: in un mondo occidentale in cui  il corpo femminile viene ostentato anche solo per fare la pubblicità delle chewing gum, in cui la fisicità femminile tra skinny e curvy divide e crea battaglie social, e dove spesso le donne stesse (molto più dei prevedibili e triviali commenti da 'leoni da tastiera' del maschio alpha di turno) creano crociate e bersagliano le loro simili rasentando la bullizzazione commentando questo o quello scatto (anche dell'attrice famosa ancora grassa dopo la gravidanza, con i capelli spettinati e gli abiti trasandati perché sta andando a far spesa e non sul red carpet, con cellulite, rughe ecc. ecc.) esiste ancora un buon motivo per mostrarsi?
Sì, io credo di sì.
Mettersi a nudo, vuol dire molto più che mostrare qualche centimetro di pelle, e io lo faccio ormai da un anno, ovvero da quando ho deciso di sedermi. 


Sedermi in carrozzina.
Sì, sono una ragazza disabile affetta da una malattia genetica rara che si chiama Atassia di Friedreich e all'alba dei 34 anni (li compirò a settembre) dopo più di 20 anni con la malattia sulle spalle ho deciso che utilizzare la carrozzina era l'unico modo per migliorare la mia qualità di vita.
Con 'le ruote' mi sono resa conto che la gente che prima mi guardava solamente, ha cominciato a vedermi davvero e dalla mia nuova prospettiva anche io ho visto tutto sotto un'altro punto di vista, a partire da me.
Ho avuto un percorso di vita tortuoso e ho subito una quantità di vessazioni psicologiche tali, nell'arco di tutta la mia adolescenza, che il rapporto con la mia esteriorità, la mia immagine, era difficoltoso molto prima che l'AF fosse conclamata.
Mi tolleravo a malapena, ma non mi amavo né mi accettavo, e tentavo di rifarmi costantemente da capo per cercare di sfuggire al senso di inadeguatezza, di essere indesiderata, e considerata strana, che mi perseguitava da sempre.


Un'immagine vale più di mille parole no?
Dal 2004 al 2017, sono stata praticamente di ogni foggia e colore, cambiando stile, trucco e abbigliamento perché il cambiamento fosse (in realtà lo sembrava solamente, perché la bambina rifiutata e spaventata dal giudizio altrui rimaneva) totale.
E' anche per questo che a 19 anni, in concomitanza con la diagnosi di Atassia di Friedreich, che spiegava almeno la parte fisica della mia 'stranezza', mi sono avvicinata al Cosplay.

Vestire i panni di tanti personaggi diversi, essere maschio, femmina, buono, cattivo, demone, guerriero, eroina, principessa, vampira, pirata, mago, avventuriera... Ogni volta mi sfidava ad interpretare un ruolo diverso e a scoprire in me stessa i punti di contatto con quella particolare 'identità'. 
E alla fine la forza, la determinazione, il coraggio, così come la solitudine, il dolore e il desiderio di rivalsa, come anche la dolcezza, la spensieratezza e l'allegria che fingevo solamente, mostrandola in cosplay, mi è entrata dentro.
O meglio me l'ha tirata fuori.
Sì, perché tutte quelle emozioni io le ho, come tutti, e ciò che era finto è diventato vero.
Il costume è passato da essere armatura, nascondendomi e sostenendomi, a specchio di una parte di me, tante parti, fino a trasformarsi semplicemente nel gioco che dovrebbe sempre e solo essere.
In un certo senso frantumarmi in più di 70 parti differenti è servito per ricostruirmi in un solo pezzo.
Di colpo mi sono riscoperta a piacermi, ad accettarmi, a sentirmi integra e sicura.
In una parola: ad amarmi. Pregi e difetti.
E' per questo che pur rimanendo nel mondo Cosplay, che continuo ad amare come hobby, ho deciso di mostrarmi esattamente come sono ora, carrozzina compresa.

(Se volete seguire la mia Pagina Cosplay la trovate: qui)

Ed è per la stessa ragione che ho fatto il mio primo, ma non ultimo, set fotografico sexy.
Sono disabile e quindi?
Io mi piaccio, e come posso continuare a fare cosplay in carrozzina, perché non posso mostrare il mio lato sexy se mi va?
Mettersi a nudo è facile, se si parla di pelle, molto meno se si parla di anima, ma se ci si riesce è liberatorio.
E alla fine si capisce un segreto che pochi comprendono: il potere non è qualcosa che gli altri hanno su di noi, è qualcosa che siamo noi a dare loro.


Per cui guardatemi pure se volete, non vedrete altro che ciò che io ho deciso di mostrarvi perché io non vi do il potere di fare altro!

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